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La VI Giornata Nazionale del Braille. Storie di Bambini e adulti che leggono con le dita

 

da La Sicilia del 04/03/2013

a cura di A. Lodato

«Palermo. Francesco ha cinque anni, frequenta la prima classe primaria del Circolo didattico di Sant'Agata Li Battiati, alle porte di Catania. E' una forza della natura, non c'è che dire. Ci racconta che gli piace il calcio, che tifa per il Milan e per il Catania, anzi prima per il Catania e poi per il Milan. E ci dice pure che se vogliamo che lui ci parli di questa giornata un po' speciale con un'intervista per la televisione, beh che sia un canale di quelli che lui ha sintonizzato nella tv, se no non se ne fa niente.
Francesco è un portentoso bambino ed è anche il più piccolo partecipante alla sesta giornata nazionale del Braille che l'Unione italiana ciechi ha organizzato nella Sala Gialla di Palazzo dei Normanni. Francesco si siede al tavolo dei relatori, con i suoi appunti scritti in Braille e legge: «Grazie al Braille io imparo a leggere e a scrivere a scuola, con i miei compagni e a casa e sono molto contento».
Vibra la Sala Gialla dell'Assemblea regionale, emozionata e commossa. Bisogna ricordare ogni anno con questa giornata quel che non bisogna dimenticare ogni giorno: il Braille, il sistema di alfabeto in sei punti inventato da Louis Braille, consente ai ciechi di vedere il mondo con le dita e di accedere, così, alla conoscenza.
L'appuntamento di Palermo non è soltanto l'occasione per incontrare la politica regionale, ma è, stavolta, soprattutto l'occasione per far ascoltare ai politici siciliani le esperienze di una decina di bambini, ragazzini e adulti che grazie al Braille sono tornati a vivere. E le parole che risuonano nella Sala fanno pensare che consentire a un non vedente di leggere un libro, un giornale, di scoprire la cultura è il recupero non solo di un diritto e di un piacere, ma un atto di compiuta democrazia sociale.
Ellenia frequenta la terza classe del Liceo Socio-psicopedagogico Lombardo Radice di Catania e tocca a lei leggere la lettera di un bambino cieco del Togo per cui, dice nella bellissima lettera, «il Braille è come per gli egiziani il Nilo, cioè sorgente di vita».
Al leggìo della sala Gialla si alternano Marta Palermo, che frequenta il 1° Liceo scientifico Mursia di Carini e recita la poesia Diversità di Salvatore Loreta, poi Valeria Spata, di Comiso, studentessa del corso per centralinisti non vedenti, Maria Mutolo della prima media Guttuso di Carini, Yong Wang Di, terza classe primaria a Mazara del Vallo, Damiano Giunta, di Barrafranca, che ha vinto qualche anno fa il premio nazionale per la lettura Braille, Maria Chiara Fadale di Riesi, Franesca Mannino di Milazzo, Federica Gallo che frequenta il secondo anno di Scienze della comunicazione a Trieste.
Il Braille ha riaperto a tutti loro il mondo, un mondo che continua a non essere certamente fatto a misura di chi presenta diversità. E la cecità è, di sicuro, una delle diversità che rende assolutamente non autosufficiente chi ne soffre, dunque creando uno stato di dipendenza dagli altri. Una dipendenza che il Braille, come detto e come tutte le testimonianze hanno ricordato e ribadito, può aiutare ad alleviare, restituendo ai non vedenti quel diritto a potere leggere, scoprire, approfondire la storia, la cronaca, il futuro senza sentirsi tagliati fuori da un altro pezzo di vita.
Oggi, tra l'altro, anche le nuove tecnologie vengono incontro ai non vedenti, con la barre Braille che consentono l'utilizzazione dei computer, ma anche con alcuni smartphone che le case produttrici adeguano anche all'utilizzo che un non vedente può farne. Andrea Donzella di Agrigento ha parlato del corso per centralinisti telefonici che frequenta a Siracusa, ma Rodolfo Masto, presidente della federazione nazionale delle istituzioni pro ciechi, ha spiegato: «Purtroppo con le nuove tecnologie che si utilizzano, centinaia di centralinisti non vedenti restano al loro posto, ma di fatto a non fare nulla. Una situazione mortificante che non si può e non si deve accettare passivamente».
Tra una testimonianza e l'altra le relazioni per questa giornata del Braille del presidente regionale dell'Uic e ipovedenti e della stamperia regionale Braille, Giuseppe Castronovo, di Giuseppe Terranova, vice presidente nazionale dell'Uic e presidente del centro Keller di Messina dove si addestrano i cani per non vedenti, di Luca Grasso sulle nuove tecnologie, di Giancarlo Abba sul Braille alfabeto dell'uguaglianza e della libertà e di Leonardo Sutera su Braille, cultura e solidarietà.

«Fondi, stavolta niente pellegrinaggi»

L'avvocato Pippo Castronovo, presidente regionale dell'Unione italiana ciechi e della stamperia regionale Braille, un fiore all'occhiello di rilevanza internazionale, ama scherzare.
«Ho dato un'occhiata alla sala - dice - ma non ho capito se è tutta piena oppure no». Ride lui, ridono gli altri non vedenti presenti nella Sala gialla di Palazzo dei Normanni. Pippo Castronovo ama sdrammatizzare, ma allo stesso modo ama affrontare direttamente i problemi legati all'assistenza dei 35 mila non vedenti e 90 mila ipovedenti che ci sono in Sicilia. Dove c'è anche il centro Keller di Messina, unico in Italia, dove si addestrano i cani utilizzati per accompagnare i ciechi.
Così quest'anno la giornata nazionale del Braille (istituita nel 2007 su iniziativa di Enzo Bianco) è sbarcata nel grande palazzo della politica regionale, sede ogni anno di un autentico pellegrinaggio per evitare che tagli lineari scriteriati tolgano ulteriori risorse a enti come l'Uic, ma anche a quello che si occupa dei sordo muti, per esempio, che si occupano di fornire servizi essenziali.
«Negli ultimi anni - ha detto l'avvocato Castronovo - ci è toccato dover venire qua a chiedere che i fondi non fossero tagliati, bussando alla porta di tutti i deputati, ricordando il ruolo che la nostra associazione svolge per tutti i non vedenti, dai bambini agli anziani. Oggi siamo qua e speriamo che avere portato la giornata del Braille e tante testimonianze emozionanti nella Sala gialla di questo bellissimo e prestigioso palazzo serva ad evitare di dovere ripetere un nuovo viaggio della speranza».
Accanto a Pippo Castronovo si siede alle 10 del mattino, all'inizio dell'incontro, il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, che si alzerà solo alla fine, alle 13.50.
«E' un dovere preciso della politica garantire che enti come questo, e gli altri, che si occupano dell'assistenza e di fornire servizi, possano avere le risorse che servono e in tempo utile. Del resto mi pare chiaro che sin da quando la Regione Siciliana nel 2001 si è dotata di una legge all'avanguardia in questo campo, lo ha fatto decidendo di dare una sorta di delega agli enti per svolgere funzioni si assistenza sociale e sanitaria essenziali. Ci sono problemi finanziari, com'è noto, ma cercheremo quest'anno di non far tornare qui l'avvocato Pippo Castronovo e gli altri rappresentanti delle associazioni che aspettano l'erogazione di contributi indispensabili».
A Palazzo dei Normanni a seguire i lavori arrivano altri rappresentanti della politica: in prima fila, anche lei ininterrottamente dall'inizio alla fine, la giovane deputata del M5S, Claudia La Rocca, poi la deputata del Pd, Concetta Raia, il neo deputato del Pdl, Giuseppe Castiglione, il deputato regionale del Pdl, Nino Asero, l'on. Marco Forzese, la deputata del Pid, Valeria Sudano, il deputato de La destra, Nello Musumeci.
Una presenza trasversale, mai come in questo caso utile e quasi un obbligo, perché sul tema del finanziamento di questi enti la politica negli anni scorsi non sempre ha avuto comportamenti lineari, finendo, anzi, con l'usare i canali legislativi preposti a garantire i fondi, per spedire quattrini anche ad associazioni, enti, club e affini che non avevano alcuno scopo umanitario, né di assistenza, né di utilità sociale. Solo una funzione puramente clientelare, come la storia della tabella H ricorda.
«Per noi - ha detto ancora Pippo Castronovo - i fondi sono indispensabili perché garantiamo servizi per i non vedenti che, altrimenti, nessun altro può loro fornire e nessun ente può assicurare. I tagli che negli ultimi anni abbiamo dovuto subire sono stati già pesanti, anche se abbiamo cercato di continuare a mantenere gli standard di assistenza che era stata prodotta negli anni precedenti. Per questo a Palermo abbiamo voluto ricordare alla politica che la vita "normale" di oltre centomila tra non vedenti e ipovedenti è legata a queste risorse».

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