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Stamperia Regionale Braille

[1] 20 Febbraio 2010 “Michelangelo al Polo Tattile” Intervento del dott. Pino Nobile, Direttore Generale della Stamperia Regionale Braille, per la presentazione della “Creazione di Adamo” e spiegazione del metodo di scomposizione per piani ottico-tattili.

Intervento del dott. Pino Nobile, Direttore Generale della Stamperia Regionale Braille, per la presentazione della “Creazione di Adamo” e spiegazione del metodo di scomposizione per piani ottico-tattili.

Il Convegno di ieri ha posto in risalto l’importanza del Braille per l’integrazione sociale e scolastica dei non vedenti ed ipovedenti. Oggi abbiamo l’occasione di vedere un sistema, che può affiancare e sostenere il Braille in questa missione sociale.

[L’arte tridimensionale]

Quello delle rappresentazioni tridimensionali per non vedenti è un campo tuttora in netta crescita. La descrizione verbale o scritta di un’opera d’arte può generare dei risultati diversi da soggetto a soggetto, ciascuno dei quali costruisce un proprio modello mentale che potrebbe anche non corrispondere alla realtà. In questo vengono in aiuto le riproduzioni tridimensionali di edifici, statue, monumenti, particolari architettonici, riprodotti in scala o a grandezza naturale. La Stamperia Regionale Braille fino ad oggi, grazie al sostegno e al contributo del Ministero per i Beni Culturali, della Regione Siciliana ed in particolare della Provincia di Catania, ha realizzato prevalentemente la riproduzione di opere che già nella realtà sono tridimensionali: monumenti, edifici, strutture come il Teatro Massimo Bellini, il Ponte di Messina, o il Castello Ursino... La complessità di questo tipo di realizzazioni consiste quindi nell’effettuare una buona progettazione tiflologica e tecnica che porti alla realizzazione di riproduzioni fruibili e comprensibili dai minorati della vista.

[L’arte pittorica e visiva]

Il problema maggiore resta nella difficoltà da parte loro di comprendere l’arte pittorica e visiva in generale, e allo stesso tempo la difficoltà di noi addetti ai lavori nel cercare di dare una rappresentazione efficace e comprensibile di un quadro o un’immagine.

Fino ad oggi diversi tentativi e diversi sistemi sono stati sperimentati in Italia e all’estero, ognuno dei quali ha in sé dei buoni concetti, ma anche dei limiti di applicazione e comprensione. C’è chi ha realizzato ad esempio delle riproduzioni tridimensionali di un’opera di natura morta, realizzando una sorta di plastico. Altri hanno realizzato dei bassorilievi di un quadro, ponendo soggetto, fondo e altri elementi su un’unica superficie. Altri ancora hanno sperimentato sistemi basati sui colori e su sensori elettronici che registrano i cambiamenti di colore in un quadro.

[Criteri del metodo]

Tuttavia, pretendere di descrivere un quadro a chi non ha mai visto, esclusivamente attraverso la distribuzione dei colori, ritengo non sia sufficiente, invece, descrivere le forme, il contenuto e il contesto che un quadro riproduce e il messaggio che trasmette, significa trasmettere un'informazione utile per la sua fruibilità. La percezione visiva di NOI vedenti, al senso comune ci appare come qualcosa di immediato. Se guardo una mela rossa su un tavolo dico: “quella è una mela rossa su un tavolo”. In realtà, sappiamo che questo è l’ultimo passo di una serie di complessi processi di elaborazione del cervello, che si realizzano in maniera del tutto automatica ed implicita. Tali processi funzionano in parallelo e solo la successiva integrazione delle varie informazioni permettono l'intera percezione e comprensione della scena.

Dal momento che un "artista", quando realizza un dipinto, segue delle regole visive, dando valore ad uno sfondo, esaltando dei personaggi secondari, utilizzando il colore o la posizione dei soggetti nella scena, perché non scomporre un quadro in più livelli seguendo proprio le stesse regole visive che lo hanno creato? Perché non utilizzare quindi un percorso informativo simile a quello che utilizza la nostra mente?

Da qui è nato lo stimolo che ci ha spinti alla ricerca di un nuovo metodo che abbiamo denominato “metodo di scomposizione in piani ottico-tattili”. Tale metodo consiste nello studiare il processo di scomposizione di un'immagine utilizzata dal cervello umano, ed applicarlo nella realizzazione di un quadro tattile su più livelli. In questo modo il processo di acquisizione del non-vedente sarà similare a quello utilizzato dal vedente.

Il nuovo metodo da noi sviluppato per la lettura ottico-tattile inizia da un pannello d’insieme, che equivale al colpo d’occhio della lettura visiva e all’opera nella sua interezza, dove si riconosce la struttura, ma al primo impatto risulta complesso coglierne i particolari sia alla visione retinica, che alla lettura tattile. Il metodo prevede poi dei pannelli in successione, che mettono in evidenza pochi elementi alla volta i quali vanno aggiungendosi man mano ai precedenti, consentendo al non vedente di acquisire gradualmente il concetto della struttura dell’opera e la sua composizione.

Durante lo studio e la sperimentazione del metodo, per verificarne la rispondenza teorica e quella pratica, abbiamo chiesto ad un campione di circa 200 persone VEDENTI di età compresa tra i 4 e gli 80 anni, di cultura ed estrazione sociale diversa, di esprimere le proprie percezioni sull’immagine proposta, mediante delle brevi e ripetute osservazioni. In questa fase di analisi scientifica abbiamo avuto anche il prezioso supporto del Dipartimento di Ingegneria Elettrica ed Elettronica e dei Sistemi dell’Università di Catania, nella persona del prof. Bruno Andò e dell’Ing. La Malfa, che ringrazio per la collaborazione. Da questa indagine sono emersi i parametri poi adottati per la scomposizione dei piani ottico-tattili. Dal momento che ogni quadro è un’opera pittorica a sé, tale verifica sarà necessaria ad ogni nuova realizzazione. Successivamente a questa fase preliminare, una volta realizzati i primi modelli tattili, sono stati effettuati dei test con un campione di non vedenti ed ipovedenti al fine di raccoglierne le impressioni e verificare la fruibilità dell’opera attraverso il sistema proposto.

[“Michelangelo al Polo Tattile”]

Veniamo ora alla “Creazione” di Michelangelo, la nostra prima opera realizzata secondo tale metodo. Per esprimere al meglio la metodologia e favorire l’approccio tattile abbiamo innanzitutto realizzato una struttura che – su una sequenza circolare – ospita i quattro pannelli che compongono l’opera.

Il primo pannello rappresenta l’immagine in rilievo dell’opera trattata in tutta la sua interezza. In questa fase la lettura APTICA del rilievo risulta essere troppo complessa, a causa delle numerose informazioni che l’opera contiene. Il non vedente viene invitato, ad iniziare il suo percorso secondo il principio di scomposizione in piani ottico- tattili.

Il secondo pannello pone in evidenza lo scorcio roccioso in basso a sinistra e il drappo in alto a destra, ove si svolgono le azioni dell’opera.

Il terzo pannello evidenzia il meccanismo di analisi che l’occhio compie nell’individuare - all’interno delle due macchie di colore del pannello precedente - delle figure umane, e nel distinguerne due principali contrapposte: l’uomo e Dio.

Nel quarto pannello l’atteggiamento analitico dello sguardo nella percezione visiva, rivela le figure secondarie degli angeli, posizionati dietro alla figura di Dio. In questo modo il non vedente viene invitato ad analizzare le nuove figure e a conoscerne le relazioni spaziali, le posizioni e le posture.

Il percorso circolare risulta funzionale alla ricomposizione dell’immagine che avviene nel cervello per passaggi successivi e che nell’ultimo passaggio, coincide con il primo. L’immagine vista all’inizio, è la stessa che si ricompone alla fine del percorso suggerito, con la differenza che ora il fruitore non vedente è in grado di averne la completa conoscenza.

La metodologia che proponiamo mette in evidenza quello che può essere trasmesso efficacemente ad un non vedente: la struttura del quadro, la composizione, il bilanciamento delle masse e delle linee di forza, elementi fondamentali per la comprensione dell’opera stessa.

[Obiettivi del metodo]

Con questo nuovo metodo sicuramente non abbiamo la pretesa di voler risolvere in maniera definitiva la problematica della rappresentazione tattile di un'opera visiva, ma sicuramente abbiamo fatto un piccolo o grande passo avanti, attraverso un approccio che poggia su basi scientifiche, tecniche e tiflologiche. Sono però convinto fortemente che, per quante spiegazioni, relazioni, elogi o critiche si possano fare, il vero ed insindacabile giudizio sulla validità ed efficacia del nuovo metodo sta nelle mani e nelle sensazioni di coloro che ne hanno la piena ed indiscutibile facoltà, cioè i non vedenti e gli ipovedenti. E nelle parole che a seguire dirà il sig. Luca Grasso, non vedente, saranno racchiuse le sensazioni e le emozioni di coloro che hanno potuto fruire in anteprima di questa riproduzione in chiave ottico-tattile.

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